ministro matteo salvini

In una circolare emessa il 31 luglio dal Ministero dell’Interno ma resa pubblica solo l’11 Settembre, il Ministro Salvini ha espresso dei pareri vincolanti sul commercio di Cannabis Light che hanno causato scompiglio tra venditori, produttori e consumatori.

Cosa dice la circolare?

In poche parole il testo della circolare dice che qualsiasi tipologia di canapa messa in commercio con quantità di THC superiori allo 0,5% deve essere considerata sostanza stupefacente e quindi trattata “sulla base del Testo Unico in materia di sostanze stupefacenti e del perimetro sanzionatorio della normativa antidroga”. Stesso trattamento riservato alle tipologie di canapa non identificate tra le 64 della lista europea delle varietà di canapa industriale.

Il Testo Unico, ricordiamo, non fa differenza tra droghe leggere e non, mettendo quindi in brutte acque chi detiene e commercializza sostanze che vengono considerate stupefacenti, come, a partire da questa circolare, sarà considerata la canapa con lo 0,5% di THC.

Cosa cambia per il mercato della Cannabis Light?

campo di canapaLa risposta è che per i produttori non cambierà niente per i distributori e rivenditori quasi niente, così come per i consumatori.

Se infatti è vero che da partire dalla divulgazione della circolare, chiunque venisse trovato in possesso di canapa con più dello 0,5% di THC può essere denunciato per spaccio o se consumatore, segnalato come persona che fa uso di droghe con tutte le conseguenze del caso, la realtà del mercato è tutt’altra.

Prima di tutto in agricoltura è permesso coltivare tipologie di canapa (per vari scopi) che hanno fino allo 0,6% di THC senza conseguenze legali, quindi come già detto non cambia niente per chi coltiva canapa per finalità industriali.

Questo 0,6% di soglia massima è individuato dalle Legge 242 sulla Filiera della Canapa che però pur avendo questa percentuale come soglia massima entro la quale non si incorrono in sanzioni, identifica anche lo 0,2% di THC come soglia massima entro la quale un agricoltore, utilizzando sementi certificate, può coltivare liberamente la canapa senza necessitare autorizzazioni specifiche e per la quale la coltivazione può essere inserita nel sistema di contributi ed aiuti al comparto agricolo della PAC. Inoltre per tutti gli altri soggetti che non sono considerati imprenditori agricoli è proibito coltivare cannabis con più dello 0,2% di THC.

In parole povere significa che per ragioni di convenienza (facilità ad avviare una coltivazione senza problemi burocratici e per, gli agricoltori, poter ottenere contributi integrativi) la maggioranza dei prodotti di cannabis light nel mercato italiano si mantiene ai livelli dello 0,2% di THC, ancora lontani quindi dal tetto voluto da Salvini dello 0,5%.

Vale la pena ricordare, tra l’altro, le finalità che nel 2016 hanno portato alla legge 242 sulla filiera della canapa: La presente legge reca norme per il sostegno e la promozione della coltivazione e della filiera della canapa (Cannabis sativa L.), quale coltura in grado di contribuire alla riduzione dell’impatto ambientale in agricoltura, alla riduzione del consumo dei suoli e della desertificazione e alla perdita di biodiversità, nonché come coltura da impiegare quale possibile sostituto di colture eccedentarie e come coltura da rotazione.

Giusto per ribadire che la Canapa è, come tutti sappiamo, di una pianta dai mille usi, industriali, alimentari, terapeutici e con benefici diretti sull’ambiente anche quando vegeta nei campi.

Cosa succederà adesso?

Già da un anno a questa parte si è assistito a controlli casuali e sequestri di materiale ai rivenditori che però si sono sempre risolti con un nulla di fatto e con la restituzione della merce ai proprietari in quanto non si era individuato nessun reato. I Tribunali hanno sempre dato ragione a rivenditori e consumatori in caso di controlli e sequestri proprio perché anche se molti ministeri e forze dell’Ordine hanno espresso perplessità (come nei mesi passati aveva fatto il Ministero della Salute . Sicuramente questa situazione non molto comoda e che per molti è un vero terrorismo psicologico proibizionista, si accentuerà con questa circolare, ma alla fine dei conti basterà solo prediligere infiorescenze che non abbiano più dello 0,2% di THC, che sono già tra quelle più abbondanti, per non incorrere in nessun problema.

Nel frattempo si spera in una legislazione chiara sia a livello Comunitario che Nazionale sulla Cannabis Light, visto che si tratta di un mercato ormai molto attivo in tutto il territorio Europeo che non solo ha rivitalizzato l’agricoltura (riavvicinando molti giovani ad essa) ma anche il mondo del commercio creando indotto ed occupazione.